Il “paese che muore”, “la città che muore”: sono questi i tetri soprannomi che sono stati dati a Civita, una piccola frazione del Comune di Bagnoregio, nell’alto Lazio, al confine con l’Umbria, all’interno della meravigliosa Valle dei Calanchi, in provincia di Viterbo.

Nonostante questi nomi poco invitanti, Civita di Bagnoregio è considerato uno dei Borghi più belli d’Italia e ogni anno viene visitato da centinaia di migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo per ammirare il suo aspetto fuori dal tempo e l’atmosfera magica che si può percepire passeggiando tra i suoi stretti vicoli.

Arroccato su una collina, minacciato da frane e dall’erosione del terreno, per raggiungerlo bisogna attraversare un ponte lungo 200 metri che dalla collina più vicina porta fino alla porta d’accesso al centro storico. Civita di Bagnoregio conta solo 11 abitanti a causa della condizione di precarietà strutturale che ha svuotato il paese. Negli ultimi anni però  diverse abitazioni sono state ristrutturare e d’estate ospitano artisti e vacanzieri stranieri e oggi Civita sta vivendo una nuova fase di sviluppo, grazie ai turisti che arrivano ogni anno per ammirarla ma che allo stesso tempo ha reso necessario forme di accesso controllato per non danneggiare il fragile equilibrio delle antiche strutture.

Il paese che muore si trova al centro della Valle dei Calanchi, tra le due valli chiamate Fossato del Rio Torbido e Fossato del Rio Chiaro, che un tempo erano la via d’accesso che, dalla valle del Tevere, portavano fino al Lago di Bolsena.

La storia di questa piccola realtà affonda le sue radici in epoca etrusca,

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